Il mio Coefficiente d’Artista
Incarichi Accademici ed Istituzionali
Maestro Francesco Garofalo
Preside e Docente in Storia e Critica dell’Arte presso ISFOA Unitelematica di diritto Elvetico e Membro del Senato Accademico. Artista, Giornalista, Scrittore e Critico d’Arte
Sono Francesco Garofalo, artista, storico e critico d’arte, docente universitario, giornalista, scrittore e curatore. Sono nato ad Arzano, in provincia di Napoli, il 2 marzo 1972.
La mia storia personale e professionale è profondamente legata all’arte, che fin da giovanissimo ha rappresentato per me non soltanto una forma di espressione, ma un autentico linguaggio attraverso il quale interpretare l’uomo, le sue emozioni e il tempo nel quale viviamo.
Le mie origini napoletane hanno avuto un ruolo determinante nella formazione della mia sensibilità. Porto dentro di me la forza, le contraddizioni, la luce, la teatralità e la straordinaria umanità della cultura partenopea.
Da molti anni vivo e lavoro in Lombardia, a Pizzighettone, in provincia di Cremona, terra che mi ha accolto e nella quale ho sviluppato una parte importante della mia attività artistica, accademica, culturale e giornalistica.
Mi piace raccontare questo rapporto attraverso una frase che sento profondamente mia:
“Napoli mi ha dato i natali, Pizzighettone mi ha adottato.”
La formazione e il percorso universitario
Il mio percorso si è costruito attraverso esperienze artistiche, culturali e accademiche che nel tempo si sono incontrate e completate.
Ho frequentato l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia e successivamente l’Accademia ACME di Milano, approfondendo progressivamente la pratica artistica e lo studio della storia dell’arte.
La necessità di comprendere l’arte non soltanto attraverso la creazione, ma anche attraverso la storia, la filosofia, la critica e l’analisi dei linguaggi artistici mi ha portato ad approfondire gli studi in Storia e Critica dell’Arte.
Il mio rapporto con il mondo universitario si è successivamente trasformato da percorso di formazione in responsabilità accademica.
Oggi presso ISFOA ricopro il ruolo di Preside della Facoltà di Scienze dei Beni Culturali, nell’ambito della Storia e Critica dell’Arte, sono docente universitario di Storia e Critica dell’Arte e membro del Senato Accademico.
Essere membro del Senato Accademico significa per me partecipare alla vita e alla progettualità dell’istituzione universitaria, contribuendo allo sviluppo di percorsi nei quali ricerca, cultura, formazione e rapporto con la società possano dialogare.
Come docente e Preside considero fondamentale trasmettere alle nuove generazioni un principio: studiare la storia dell’arte non significa semplicemente conoscere artisti, date e movimenti.
Significa imparare a comprendere l’uomo attraverso le immagini che ha lasciato nel corso dei secoli.
Gli Stati Uniti e l’incontro con l’aerografo
Uno dei passaggi fondamentali della mia formazione artistica è avvenuto negli Stati Uniti, e in particolare a Miami, dove ho approfondito la tecnica dell’aerografo.
Quell’esperienza ha modificato profondamente il mio modo di concepire la pittura.
L’aerografo è diventato progressivamente il mio principale strumento espressivo e mi ha consentito di sviluppare un linguaggio personale legato soprattutto al figurativo contemporaneo e all’iperrealismo.
Nel mio percorso negli Stati Uniti ho ottenuto una certificazione legata a Zenith Miami, venendo indicato come terzo artista al mondo per l’utilizzo artistico dell’aerografo.
È un riconoscimento che considero soprattutto una responsabilità: quella di continuare a studiare, sperimentare e portare questa tecnica oltre la sua tradizionale concezione.
Il mio metodo di lavoro richiede precisione estrema. Utilizzo aghi di dimensioni molto ridotte e un complesso sistema di mascherature, velature e sovrapposizioni. Nelle opere più elaborate posso utilizzare decine e persino oltre cento maschere differenti per ottenere passaggi tonali, profondità e dettagli.
Ma la tecnica, da sola, non mi interessa.
La tecnica deve diventare invisibile davanti all’emozione.
La mia ricerca artistica
La mia pittura nasce dal figurativo contemporaneo e dall’iperrealismo, ma mantiene un dialogo costante con la grande tradizione artistica europea.
Sono profondamente affascinato dalla pittura del Seicento e del Settecento, dalla forza del chiaroscuro, dalla costruzione della luce e soprattutto dalla capacità dei grandi maestri di trasformare un volto umano in una storia.
Parallelamente ho sperimentato nuovi linguaggi introducendo geometrie, materia, spatola e supporti differenti dalla tela tradizionale, tra cui il plexiglass.
Nel tempo la mia ricerca si è progressivamente spostata dalla rappresentazione esteriore dell’uomo verso la sua dimensione interiore.
Non voglio soltanto rappresentare ciò che l’occhio vede.
Cerco ciò che spesso rimane nascosto: la fragilità, il dolore, la dignità, la paura, il desiderio, la speranza, la solitudine e il conflitto interiore dell’essere umano.
Da questa ricerca sono nate opere e cicli nei quali figurazione, geometria e introspezione si incontrano, tra cui Dualismo Interiore, The Flowering Mind, Pensieri, Perla, Passione e il progetto Emozioni Geometriche.
Il ritratto: cercare l’uomo dietro il personaggio
Il ritratto occupa un posto fondamentale nella mia attività artistica.
Nel corso degli anni ho avuto l’opportunità di realizzare opere dedicate a importanti personalità appartenenti al mondo delle istituzioni, della politica, della Chiesa, delle Case Reali, della cultura, dello spettacolo, della musica e dello sport.
Tra queste figura il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale ho dedicato un ritratto istituzionale.
Nel 2015 ho realizzato il ritratto dell’allora Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, una delle esperienze più significative del mio percorso internazionale.
Ho inoltre ritratto Silvio Berlusconi, protagonista di una lunga stagione della storia politica, imprenditoriale e mediatica italiana, e il Principe Alberto II di Monaco.
Un capitolo particolarmente importante della mia esperienza riguarda il rapporto tra arte e spiritualità.
Ho avuto l’onore di realizzare i ritratti di Papa Benedetto XVI e Papa Francesco, esperienze che hanno rappresentato per me qualcosa che va ben oltre la dimensione artistica.
Ho inoltre realizzato il ritratto di monsignor Georg Gänswein, per molti anni segretario particolare di Benedetto XVI.
Nel corso della mia carriera ho dedicato opere anche a numerosi protagonisti della cultura, del cinema, della televisione, della musica e dello sport, tra i quali Pupi Avati, Franco Nero, Marisa Laurito, Ornella Vanoni, Luciano Ligabue, Eros Ramazzotti, Giusy Ferreri, Geolier, Francesco Totti, José Mourinho, Gabriele Gravina, Nino Frassica, Michelle Hunziker, Federica Panicucci, Valeria Marini, Paolo Ruffini, Davide Mengacci, Francesco Facchinetti, Jo Squillo e Mario Fargetta, oltre a molte altre personalità.
Quando dipingo una persona conosciuta, però, cerco sempre di dimenticare la sua notorietà.
Perché non mi interessa rappresentare soltanto il personaggio pubblico.
Cerco l’essere umano che vive dietro quel personaggio.
La Madonna della Fontana di Camairago
Tra le opere alle quali sono maggiormente legato vi sono quelle nate dal rapporto tra arte e spiritualità.
Un incarico particolarmente significativo della mia vita artistica è stato quello ricevuto dal Vescovo di Lodi per la realizzazione del quadro della Madonna della Fontana.
L’opera è oggi custodita all’interno del Santuario della Madonna della Fontana di Camairago, nel Lodigiano.
Realizzare un dipinto destinato permanentemente a un luogo sacro comporta per un artista una responsabilità completamente diversa rispetto alla realizzazione di un’opera destinata a una mostra o a una collezione privata.
Davanti a quell’immagine qualcuno pregherà, qualcuno cercherà conforto, qualcuno ricorderà una persona amata e qualcun altro resterà semplicemente in silenzio.
Quando un’opera entra in un santuario smette, in qualche modo, di appartenere esclusivamente all’artista.
Diventa patrimonio spirituale ed emotivo della comunità.
Santa Giustina e il ritorno ad Arzano
Un’altra opera che occupa un posto profondamente personale nella mia storia è il dipinto dedicato a Santa Giustina, compatrona di Arzano.
Realizzarlo ha significato tornare idealmente alle mie origini.
Ho voluto realizzare e donare quest’opera alla mia terra come gesto di affetto e riconoscenza nei confronti della città nella quale sono nato.
Il quadro di Santa Giustina è custodito presso la Chiesa di Sant’ Agrippino ad Arzano.
Per me non rappresenta soltanto un’opera religiosa.
È un ponte tra il bambino che osservava il mondo ad Arzano e l’uomo che, molti anni dopo, attraverso l’arte ha potuto lasciare qualcosa di sé nella propria città.
Una carriera tra Italia, Europa e Stati Uniti
Nel corso degli anni la mia attività artistica mi ha portato a partecipare a esposizioni, premi e manifestazioni in Italia e all’estero.
Ho avuto l’opportunità di presentare le mie opere in importanti contesti internazionali e in città come New York, Miami, Los Angeles, Washington, Vienna, Montecarlo, Madrid, Barcellona, Ginevra e Berlino, oltre naturalmente a numerosi appuntamenti italiani.
Ho esposto alla Scuola Grande di San Teodoro a Venezia, partecipato alla Pro Biennale di Venezia e preso parte ad appuntamenti artistici negli Stati Uniti.
Tra le esperienze internazionali che considero particolarmente significative figura Artist of Europe a Berlino, dove mi sono classificato quarto in una selezione che ha coinvolto oltre 12.000 artisti.
Nel corso della carriera ho ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, tra i quali premi dedicati alla pittura, alla carriera e alla promozione della cultura.
Ho imparato tuttavia a considerare ogni premio non come un punto di arrivo, ma come una nuova responsabilità.
Perché il riconoscimento più importante per un artista rimane sempre lo stesso: vedere una persona fermarsi davanti a una propria opera e percepire che, anche soltanto per qualche secondo, tra quella persona e il dipinto è accaduto qualcosa.
Fondazione Sospiro e il MAI – Museo Arte Irregolare
Una parte particolarmente importante della mia attività è dedicata al rapporto tra arte, fragilità, inclusione e libertà espressiva.
Ricopro il ruolo di consulente artistico del MAI – Museo Arte Irregolare di Fondazione Sospiro, realtà che opera nell’ambito dell’arte irregolare e della valorizzazione di forme espressive sviluppate anche al di fuori dei tradizionali percorsi accademici.
La collaborazione con Fondazione Sospiro, importante realtà nazionale nell’ambito dei servizi e della ricerca dedicati alle persone con disabilità e autismo, mi ha permesso di approfondire ulteriormente il rapporto tra creazione artistica e condizione umana.
Il MAI rappresenta per me un’esperienza di straordinario valore.
Nel confronto con persone che vivono differenti condizioni di fragilità ho compreso ancora più profondamente quanto l’arte possa diventare un linguaggio universale.
Un segno, un colore o una figura apparentemente irregolare possono racchiudere una forza comunicativa straordinaria.
Essere consulente artistico del MAI – Museo Arte Irregolare di Fondazione Sospiro significa per me contribuire a riconoscere dignità culturale e artistica a linguaggi espressivi che troppo spesso rischiano di rimanere ai margini dei circuiti tradizionali.
Questa esperienza ha rafforzato una convinzione che accompagna da sempre il mio lavoro:
l’arte nasce prima delle regole e appartiene a ogni essere umano capace di trasformare un’emozione in un segno.
Arte, pace e responsabilità sociale
Con il passare degli anni ho sentito sempre più forte la necessità di utilizzare l’arte non soltanto come ricerca estetica, ma come strumento di riflessione sociale.
La guerra, la pace, l’infanzia, la fragilità, la disabilità, la libertà e la dignità dell’essere umano sono diventati temi centrali della mia ricerca.
Credo che un artista non abbia necessariamente il compito di fornire risposte.
Ha però il dovere di porre domande.
Da questa convinzione sono nati progetti artistici dedicati alla pace e all’infanzia, nei quali ho cercato di utilizzare il linguaggio della pittura per raccontare l’assurdità della guerra e ricordare che dietro ogni conflitto esistono innanzitutto esseri umani.
L’attività accademica: insegnare significa trasmettere
La mia vita artistica procede parallelamente all’attività universitaria.
Come Preside della Facoltà di Scienze dei Beni Culturali, docente di Storia e Critica dell’Arte e membro del Senato Accademico ISFOA, considero fondamentale costruire un ponte tra il patrimonio del passato e la cultura contemporanea.
I beni culturali non appartengono soltanto alla storia.
Sono una risorsa viva.
Preservarli significa proteggere la nostra identità; studiarli significa comprendere da dove veniamo; divulgarli significa consegnarli alle generazioni future.
La mia duplice esperienza di artista e storico dell’arte mi permette inoltre di osservare un’opera da prospettive differenti.
Quando dipingo devo dimenticare il critico.
Quando analizzo un’opera devo mettere temporaneamente da parte il pittore.
È proprio in questo continuo confronto tra creazione e conoscenza che trovo uno degli aspetti più stimolanti della mia attività accademica.
Il giornalismo e la direzione delle testate
Accanto all’arte e all’università, un’altra parte fondamentale della mia vita professionale è rappresentata dal giornalismo.
Sono giornalista iscritto all’Ordine dei Giornalisti, nell’Albo della Lombardia, e negli anni ho affiancato alla scrittura una crescente responsabilità nella direzione e nel coordinamento editoriale.
Attualmente dirigo importanti progetti giornalistici digitali:
NID.news – New Informant Daily, progetto editoriale rivolto a un pubblico nazionale e internazionale;
ISFOARacconta.news, testata digitale a vocazione internazionale dedicata all’informazione, all’economia, alla cultura, alla formazione e alle istituzioni;
JTVMagazine.news, testata dedicata all’attualità, alla cultura, all’economia, allo spettacolo e alla società;
Salso.news, progetto giornalistico dedicato all’informazione, alla cultura, al territorio, all’economia e al turismo.
Dirigere una testata significa assumersi quotidianamente una responsabilità nei confronti dei lettori.
In un’epoca nella quale una notizia può attraversare il mondo in pochi secondi, credo che il valore del giornalismo non possa essere misurato soltanto attraverso la velocità.
Occorrono verifica, autorevolezza, indipendenza, rispetto delle fonti e capacità di distinguere i fatti dalle opinioni.
Il compito di un direttore non è pubblicare prima degli altri. È pubblicare meglio.
Scrittore e divulgatore culturale
La scrittura ha sempre accompagnato la mia attività artistica.
Sono autore di libri, tra cui “Rischiatutto – Nulla è come sembra”, pubblicato da Armando Curcio Editore.
Arte e Poesia – La rivincita del Bello, pubblicato da Giunti Editore.
Quello che deve sapere un Artista, pubblicato da Amazon
Maestri del 900 (Collana, tra cui Fontana, Manzoni, Boccioni, Carrà), pubblicata da Amazon
Per me dipingere e scrivere appartengono allo stesso processo creativo.
Cambiano gli strumenti.
Nella pittura utilizzo luce, pigmento, materia e spazio.
Nella scrittura utilizzo le parole.
Ma l’obiettivo rimane identico: raccontare l’essere umano.
Le diverse anime di un unico percorso
Quando osservo il cammino compiuto, vedo esperienze apparentemente molto diverse tra loro.
Vedo Arzano e Napoli.
Vedo gli anni della formazione.
Vedo Miami e l’aerografo.
Vedo New York, Los Angeles, Washington, Venezia, Montecarlo e Berlino.
Vedo i ritratti di Presidenti, Pontefici, Principi, artisti, musicisti e campioni dello sport.
Vedo la Madonna della Fontana nel Santuario di Camairago e Santa Giustina nella mia Arzano.
Vedo il MAI – Museo Arte Irregolare di Fondazione Sospiro e l’incontro tra arte e fragilità.
Vedo l’università, gli studenti, la Facoltà di Scienze dei Beni Culturali e il Senato Accademico.
Vedo le redazioni, gli articoli, le testate giornalistiche che dirigo e la responsabilità quotidiana dell’informazione.
Ma esiste una parola capace di unire tutte queste esperienze.
Quella parola è cultura.
Non ho mai pensato che essere artista significasse semplicemente realizzare quadri.
Essere artista significa osservare.
Essere storico e critico d’arte significa comprendere.
Essere docente significa trasmettere.
Essere giornalista significa raccontare.
Ed essere uomo significa avere l’umiltà di non smettere mai di imparare.
L’arte come modo di attraversare la vita
Nonostante gli anni trascorsi, le mostre, i riconoscimenti, gli incarichi accademici e le responsabilità professionali, ogni volta che mi trovo davanti a una tela bianca provo ancora la stessa sensazione.
In quel momento scompaiono i titoli, gli incarichi e i riconoscimenti.
Rimango soltanto io davanti a uno spazio vuoto.
Ed è probabilmente proprio allora che mi sento maggiormente artista.
Perché l’arte mi ha insegnato che non esiste un vero punto di arrivo.
Esiste la ricerca.
Esiste il desiderio di andare oltre ciò che abbiamo già fatto.
Esiste quella necessità quasi inspiegabile di trasformare un’emozione in un’immagine.
Sono partito da Arzano portando con me un sogno e una matita. La vita mi ha condotto negli Stati Uniti, nelle università, nelle redazioni, nei musei, nelle istituzioni, davanti a Pontefici, Presidenti e personalità che hanno segnato il nostro tempo.
Ma dentro di me è rimasta la stessa curiosità di quel ragazzo che cercava attraverso il disegno di comprendere il mondo.
Non ho scelto l’arte semplicemente come professione. Ho scelto l’arte come modo di attraversare la vita.
E se un giorno qualcuno, osservando una mia opera, riuscirà a dimenticare per qualche istante il nome Francesco Garofalo e riconoscerà in quel volto, in quella luce, in quel segno o in quella materia qualcosa che appartiene alla propria vita, allora avrò raggiunto il risultato più importante.
Perché credo che il compito più alto dell’arte non sia rendere immortale il nome dell’artista.
È permettere a una parte della sua anima di continuare a parlare attraverso le sue opere.